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¿ Perché, IL TANGO: Patrimonio
della Humanitá ?
E' difficile far tacere i dissidenti... sono dappertutto...
Non sanno molto bene di che si tratta però... SI
OPPONGONO!!
- Ti rendi conto, adesso, che il tango non è più
nostro!! Dicono alcuni.
- Non è più nostro, è rioplatense!!
- Se è dell'umanità non è nostro!!
Fan coro gli altri.
Mi piacerebbe che ricordassero che il Tango è nato
da uomini che non avevano nulla. Né proprietà,
né donne, né paese... NULLA.
E il ballo, che è una metafora perfetta della vita,
ci insegna e ricorda proprio quello.
Il cerchio nel quale dobbiamo ballare nella milonga non
è di nessuno, la coppia deve attendere che l'altra
si muova per scambiare i posti, ossia LO SPAZIO NON LE APPARTIENE.
Quando finisce la tanda si cambia la compagna, LA DONNA
NON GLI APPARTIENE.
E' che nella vita niente è davvero nostro. Nasciamo
nudi e tali finiamo.
Se potessimo apprendere i messaggi che ci trasmette questa
danza, l'umanità intera inizierebbe un percorso di
cambiamento.
Condividere arricchisce e crea legami disinteressati.
Uno dei criteri su cui si basa l'UNESCO nello scegliere
è che l'oggetto in questione deve:
- Essere diretto o tangibilmente associato ad eventi e tradizioni
vive,... di notevole significato universale.
- Testimoniare uno scambio importante di valori umani nel
corso di un periodo di tempo....
- Addurre un'attestazione unica o almeno eccezionale di
una tradizione culturale
.
Il tango viene ad occupare il posto dell'abbandono, viene
a portare la pace universale in ogni abbraccio
Siamo un po' pochi noi milongueros di Buenos Aires (attorno
ai 10000), ma smuoviamo il mondo, vengono ad abbracciarci
da tutte le parti. Ci sorprenderemmo se calcolassimo con
quante nazionalità diverse ci abbracciamo in una
milonga. Il linguaggio del corpo ci unisce, non esistono
frontiere, né credenze, né colori... SIAMO
GLI UOMINI E LE DONNE SENSIBILI DEL MONDO!!!
Dal 1972, allora, in cui si formò il Programma dell'Unesco
per il Patrimonio dell'Umanità, 184 paesi hanno ratificato
la convenzione.
E per tornare a quelli che si preoccupano per il "nostro"...
TRANQUILLI!! Perché:
-Il Patrimonio dell'Umanità appartiene al paese in
cui è ubicato, però va visto nell'interesse
della comunità internazionale e deve essere salvaguardato
per le generazioni future.
Noi continueremo a lavorare perché non si perda l'essenza
del Tango, l'abbraccio, i rituali, che ci assicurano i benefici
di questa danza che adesso è riconosciuta da TUTTA
L'UMANITA'.
Lic. Mónica Peri
(traduzione di Pietro Adorni - 12/10/2009)
"¡Non
sei solo nella pista!" - Crisi dei Códigos (Regole)
e Reimpostazioni
A seguito della nota pubblicata nel numero precedente,
ho ricevuto diversi commenti che considero costruttivi e
che mi servono da ispirazione per continuare a scrivere
la presente. Da Copenhagen, Danimarca, Johnny mi scrive:
"... ho notato che il tuo articolo è focalizzato
sul ballo in coppia, non sul rapporto della coppia con le
altre coppie nella pista da ballo. Come si rapporta questa
visione moderna al semplice fatto di circolare gradevolmente
per la pista senza bloccare il movimento nella stessa o
urtare gli altri? È per caso anche questa una responsabilità
condivisa per la coppia?...
Inizio rispondendo alla seconda domanda: L'uomo guida il
movimento nella coppia, però la donna dev'essere
consapevole dello spazio che occupa ed anche badare a non
urtare altre persone. Ambedue condividono una responsabilità
in questo senso.
Il Tango è un ballo essenzialmente sociale, il che
implica l'esistenza di norme basilari di rispetto reciproco.
I cambiamenti della nostra società si rivelano nel
Mondo del Tango, che non è soltanto un ambiente comune
per ballare, ma implica una concezione molto più
ampia poiché ha a che vedere con una cultura che
rispetta il "gruppo".
I codici comportamentali della società globalizzata
hanno incrementato l'individualismo, come descrive Mike
Featherstone (1) il fenomeno sociale che stiamo vivendo:
"... la cultura consumistica contemporanea usa immagini,
segni e beni simbolici evocativi di sogni, desideri e fantasie
che suggeriscono autenticità romantica e realizzazione
emotiva nel dare piacere a sé stessi, in modo narcisista,
e non agli altri."
Tradotto nel ballo, va inteso che chi si inserisce nel
Mondo del Tango, non deve soltanto imparare a ballare il
tango bensì anche a modificare certi atteggiamenti
individualisti coi quali si vive oggigiorno, e ad accettare
che non si gode soltanto per se stessi e perciò anche
accettare di spartire una pista col resto di quelli che
ballano. Il rispetto reciproco è un principio un
po' dimenticato nella nostra società, ma l'essere
parte della Comunità del Tango c'insegna a moderare
il nostro comportamento.
"La violenza genera violenza": In certe occasioni,
non sono solo i principianti a generare questo caos nelle
piste. Il continuo stato di allerta per la mancanza di sicurezza
fisica e lo spostamento scorretto di certe coppie, produce
stress in alcuni ballerini più collaudati e, a volte,
il loro assillo nel ballare li trasforma in quella stessa
cosa che disprezzano. Se non c'è spazio o non è
sicuro, forse è meglio aspettare un momento migliore
per mettersi a ballare.
In genere, quel che fa più male non è lo
scontro, quel che è terribile è la mancanza
di riparo e l'insensibilità di chi urta, che nemmeno
ne accenna o non gli importa.
In mio articolo precedente parlavo delle carenze di ciò
che si insegna e ciò che si usa nella pratica, poiché
in genere, quello che si impara non risulta pratico al momento
di ballare in una pista da ballo tra molti altre coppie.
Il movimento "ideale" dal torso, la marca con
la dissociazione, l'imparare sequenze impraticabili, al
momento di ballare fanno sì che il ballerino in molti
casi tocchi o urti la coppia vicina o ostruisca la circolazione
nella pista. In tal caso, credo, il difetto non è
soltanto dell'alunno ma anche dell'insegnante. Ristrutturare
la situazione attuale implicherà la realizzazione
di un lavoro più profondo, partendo dalla base. Cioè,
che chi insegna dovrà tener conto dell'applicabilità
di ciò che trasmette e, soprattutto, dedicare tempo
non solo a spiegare sequenze e nozioni tecniche, ma anche
a promuovere coscienza di quel che implica il ballo sociale
e l'importanza di coltivare il Tango quale incontro socioculturale,
senza toglier merito all'aspetto artistico.
Non c'è bisogno di ribadire le regole di movimento
in pista, ma mi pare sensato rinfrescare l'idea di ballare
"con-tutti", il tentare di muoversi al ritmo della
pista, pur perdendo un certo carattere protagonico (l'"uscire
a darsi lustro", tanto noto), il potere essere se stessi
ed avere personalità nell'interpretare ogni passo
in ogni tango.
Ballare il Tango: non si tratta solo di quello che si fa
in coppia, bensì di ciò che la coppia, quale
unità, fa con le altre coppie nella pista. Destreggiarsi
in una pista implica sacrificare parte del nostro individualismo
seguendo il "tutto-che-balla". È ballare
in un insieme, in uno spazio fisico limitato, è ballare
per l'insieme, è ballare e far sì che l'insieme
balli. Perciò, si deve essere rispettosi ed attenti,
ballando, perché ogni istante nella pista è
irripetibile e quella magia non deve rompersi.
Gabriel Glagovsky
Critiche e Commenti: info@tangocool.com
(traduzione di Pietro Adorni -13/10/2009)
IL
TANGO E' UN PERVERSO???
Ei tango ei
Che mi ha pestato...
Che mi ha drogato...
Chi mi ha viziato...
Chi mi ha spogliato !
(Ástor Piazzola)
Dire che il Tango è un oggetto sessuale non sembra
irragionevole.
Cominciare a pensare che esista una sopravvalutazione sessuale
psicologica di questo oggetto amato che si estende inevitabilmente
a tutto quello che vi è associato, sarebbe parafrasare
lo stesso Freud quando scriveva, là, nel 1905, sulle
aberrazioni sessuali, nei suoi Tre Saggi sulla Teoria Sessuale.
E' importante precisare che la parola "perversione"
non è spregiativa, né implica patologia. Il
padre della psicoanalisi indica che queste pratiche integrano
la vita sessuale dell'uomo comune. Freud ci chiarisce, nel
suo Saggio, che è comune nell'amore normale un certo
grado di feticismo, soprattutto negli innamoramenti in cui
il fine sessuale è posticipato o sublimato.
Nella scelta del feticcio influiscono le esperienze dell'infanzia,
normalmente con la madre. L'oggetto la rappresenta e la
sua perdita o allontanamento duole meno. L'aberrazione del
pensiero sessuale resta fissata in un oggetto.
Freud indica le scarpe quali simboli corrispondenti ai genitali
femminili....
Se alle donne, in genere, piacciono le scarpe, le Milongueras
ne fanno oggetto di culto. Le scelgono sensuali, vistose.
La cosa prima che fa una donna che comincia a prendere lezioni
di tango è comprarsi scarpe... e non cercano comodità
bensì identità. I Tangueri non restano indietro.
Brillanti, con tacchi, colorate. La cosa esplicita è
che nel movimento dei piedi si mostra l'eccellenza delle
figure ma... gli psicoanalisti non possono astenersi dal
dubitare... Il feticismo si estende alle calze delle ballerine,
guanti, vestiti che sembrano biancheria intima, rasi e sete...
lasciando che l'accumulo di prove ci aiuti a sostenere la
nostra prima teoria: il Tango è feticista.
Lo sguardo fa correre il rischio del peccato Lo sguardo
sveglia l'eccitazione libidinosa quando va in cerca di ciò
che si nasconde apposta. La nudità non motiva tanto
quanto quel lasciare intravedere una spaccatura insinuante,
una scollatura, i pizzi morbosi... Il Tango provoca lo sguardo,
lo stimola, ne ha bisogno per sentire. Le milongas a luce
piena, per vedersi meglio. Le coppie abbracciate, che si
mostrano... che "copulano" per tre minuti... senza
pudore. Alcuni che mostrano, altri che guardano.
Contemplare o essere contemplati. Lo sguardo continuo ad
una coppia abbracciata nella strada, dà fastidio,
è indiscreto. Però ci sediamo in prima fila
ad osservare attentamente l'abbraccio in una coppia che
balla il Tango. Il Tango è esibizionista e voyeurista,
perciò ha bisogno di Campionati, Concorsi e di ogni
tipo di opportunità per mostrarsi, esibirsi.
Sappiamo tutti che nell'atto sessuale esiste un qualcosa
di sadico e masochista.
Gli amanti giocano, mischiando l'aggressione, la sottomissione
e il dominio.
Nello scambio amoroso non ci sono vincitori né vinti.
Nel Tango che vediamo interpretato su un palco, normalmente,
presenziamo a quel rituale intimo. La donna è trascinata,
l'uomo risentito. Ci sono incontri e rifiuti. Tenerezza
e violenza. Dialogo appassionato di due corpi che si donano.
Mi piace affermare che "il Tango è sado-masochista",
ma mi infastidisce la caricatura e l'esagerazione che lo
rendono aberrante quando l'esportiamo, impudicamente, sui
palcoscenici del mondo.
Il Tango mostra tutte le possibilità di un polimorfo
perverso, ma, come un bambino innocente, ci gioca soltanto.
È interessante pensare perché si consumi,
all'estero o per il turista, un Tango che ostenta molto
di perverso e libertino.
Forse nell'immaginario europeo è ancora necessario
proiettare in noi, sudamericani, quegli altri... desideri
che i loro inconsci non riescono più, ormai, a reprimere.
Mónica Peri
(Traduzione di Pietro Adorni - 06-10-2009)
SOS
L'ANIMA DEL TANGO E' IN PERICOLO
L'origine storica del Tango, sempre tanto discussa, sotto
molti aspetti si perde nel tempo dei tempi, ma...
Se ci spostiamo in quegli spazi del Tango, chiamati Milongas,
che vengono realizzati in locali che servono da club, scuole,
associazioni e che si trasformano come d'incanto.
Se identifichiamo i loro partecipanti quali "Milongueros"
che poi torneranno ad essere tassisti, donne di casa, professionisti...
Se osserviamo il cerchio nella pista, la serietà
di quelli che prendono parte al ballo
Se ci soffermiamo sugli indumenti particolari, color rosso
e nero, inconfondibili, le calze a rete, le scarpe, i tacchi
Se ascoltiamo la musica inebriante che, abbracciati, ci
pone come in estasi...
Allora
risalendo alla notte di altri tempi, vedremo
con chiarezza che:
IL TANGO E' UN RITO, adeguato al nostro tempo, che assume
la funzione che, nel passato, si espletava in un rituale.
Lo spazio profano diventa un luogo sacro, i ballerini sono
officianti, la pista un cerchio delimitato in cui le emozioni,
che si generano tra i partecipanti, vibrano e si potenziano.
La musica rimanda lo spirito alle origini, al "fuelle",
il respiro di mamma, che sentivamo nella vita intrauterina
una melodia che ci consente di rifugiarci in paradiso.
Già a partire dalle tribù indigene, i riti
erano il modo più antico di esorcizzare la morte,
l'angoscia esistenziale, di curarsi dalle proprie paure.
Ma
temo che, come prima, stiamo per essere invasi
ed assoggettati.
L'inconscio collettivo, ancora saggio, ci porta ad inventare
nuovi spazi, o a parlare al contrario, al "vederci"
come un cerchio per curarci dal profano.
Pero
non ci può salvare da quella che sembra
essere la nostra disgrazia: quelli che ci governano.
Che siano nemici del popolo è un proclama vecchio
quanto il Tango .
Che non abbiano mai protetto quel che è nostro, né
le case antiche, né i boschi, né i fiumi,
né il nostro Patrimonio Culturale, è uno slogan
che continua ad affliggermi, a farmi male, e devo dirlo,
scriverlo, per non somatizzarlo... come una sorta di catarsi,
col perdono di coloro che mi leggeranno!!
Per lasciare senza identità un popolo si sopprimevano
i suoi culti. Si demistificavano i suoi riti.
Questo non è Festival di Tango, è un Attentato
al Tango di "lesa umanità".
Niente più chiusura con orchestra e milonghe nelle
strade, ora c'è da andare da Harrod¨s, al Konex,
o al teatro Avenida. Tutto molto "cool". Occorre
essere "ragazzi-bene" ed ascoltare musica elettronica,
tutta una domenica. Sede ed orari in senso contrario per
il pubblico che, inoltre, deve pagarsi le lezioni che gli
interessano. Quello sì: molta sorveglianza e poca
sicurezza.
I politici che, senza perdere l'occasione per essere "Manichini",
ci vengono a guardare con occhi da "Pane e Giochi"
(Panem et Circences).
Il Tango perde la sua anima, lascia un vuoto pieno di corpi
che non si ascoltano.
I partecipanti escono, dopo ogni incontro, impoveriti di
stimoli e con fame di argentinità. E... il popolo...
dov'è?
Mónica Peri
(Traduzione di Pietro Adorni - 5 Settembre 2009)
Tango
e terapia: antico o moderno?
Il tango, nella sua accezione ampia – testi, musica, danza – rimanda alle profondità
psichiche, da lì ha tanta ripercussione e tanta resistenza... Siamo noi stessi posti di
fronte allo specchio; non mi riferisco solo alla gente della regione del Plata, direi
che ha a che vedere con la condizione umana nel senso più vasto.
La psicologia, potremmo definirla antropo-filosofica, di C. G. Jung può fornirci
una risposta immediata a quest’ipotesi. Se ci sono due archetipi evidenti che si
mettono in moto nel ballo del tango, son quelli di anima e animus. Questi sono
archetipi che Jung stesso a volte usava come sinonimi dell’inconscio.
E’ evidente che, nel ballo del tango, è provato dal nostro studio precedente e nel
lavoro sul campo che conduco da alcuni anni, si produce una attivazione di
strutture sull’individuo che si immerge in questa festa divina.
Ma veniamo all’arte. Gli antichi greci la inglobavano quale parte fondamentale
nelle loro terapie mediche. Se ricordiamo le famose catarsi,ci renderemo conto
dell’importanza della purificazione dell’anima tramite l’arte. Potremmo anche
evocare la vasta opera poetica legata ai rituali nei dintorni del Mar Egeo, le
pozioni medicinali di Esculapio e di altri meno menzionati. Inserivano nei loro
metodi terapeutici opere di teatro e di musica per ottenere effetti benefici in
quelli che soffrivano.
Curioso e paradossale è valutare che l’umanità ha dovuto compiere un percorso millenario perché l’Occidente prendesse in considerazione di recente, "scientificamente", ossia "seriamente",questa possibilità.
Soprattutto, dopo la rivoluzione paradigmatica della psicoanalisi, si iniziò a tener conto dell’arte quale possibilità terapeutica e di ricerca nel campo della salute. La " scienza benedetta ", "la dea ragione" connessi al pensiero cartesiano hanno rallentato il procedere della cura olistica.
Oggi è adottato come innovativo questo tipo di possibilità, dimenticando che i greci, così come le etnie primitive utilizzavano, ed utilizzano, questi strumenti da secoli (senza considerare che potremmo percorrere l’esteso altipiano latino-americano, ad esempio, ed osservare oggigiorno diversi rituali con la stessa finalità). Ma, poiché la scienza moderna risparmia l’inchiostro del suo timbro e-si vede che non son bastate migliaia di piantagioni devastate per apporre una firma sull’arte, abbiamo permesso solo da pochi anni che si cominciasse la ricerca sull’argomento.
Sono quelli che in questo momento partendo dalle moderne scienze cognitive e medicina, adottano l’ipnosi e le arti espressive quali strumenti terapeutici; quelli che includono “in modo innovativo” proposte “alternative” artistiche, nelle proprie offerte mediche. Non è male, è ciò che occorre, ma dobbiamo continuare a ricercare, a studiare la mitologia, gli antichi popoli e religioni, per poter trarre insegnamento dalle loro sacre tradizioni, sane, spirituali e profonde.
L’anima proclamo il ruolo usurpatole dal progresso delle tecnologie e dalla codardia dello scetticismo.
Dr. Ignacio Lavalle Cobo
(traduzione di Pietro Adorni)
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